Marco Dedè convocato in Nazionale per i Mondiali Senior di Tennis

Le aspettative del pluripremiato tennista che sta per debuttare in una nuova categoria
LEGNANO – Marco Dedè, volto noto nel mondo del tennis cittadino, nonché pluripremiato campione nazionale e internazionale, si appresta a partire per la Turchia dopo aver ricevuto la sua undicesima convocazione in Nazionale. Questa volta si tratta di scendere in campo e giocare il suo ennesimo torneo importante, i Mondiali Senior, che si terranno dal 10 al 15 marzo. Il presidente del Tennis Club Tosi di via Fratelli Cairoli sarà debuttante nella categoria Over 70.
La partenza per la Turchia è prevista per venerdì 8 marzo. Cosa si aspetta da questi mondiali?
“Naturalmente per me è un onore essere stato chiamato di nuovo dalla Nazionale e avere la possibilità di difendere i suoi colori. È un evento molto bello, una festa, dove c’è la possibilità di incontrare ex tennisti che hanno giocato in Coppa Davis o nelle categorie Open, come ho fatto io nel corso della mia carriera . I Mondiali sono organizzati dall’ITF (International Tennis Federation) e ci saranno ben 64 campi in terra rossa. Negli ultimi anni il numero di partecipanti Senior è cresciuto molto, quest’anno saremo circa 5000 giocatori. Una volta si arrivata solo fino agli Over 65, ora c’è anche la categoria Over 90. L’anno scorso, ai Mondiali negli Stati Uniti c’era un tennista di 101 anni, uno spettacolo vederlo giocare”.
Ha poi continuato: “L’Italia deve essere fortunata nel sorteggio. L’ideale sarebbe evitare le tre squadre più forti: Stati Uniti, Francia e Olanda. Tutte le altre devono aver paura di incontrarci”. Dopo una piccola pausa ha aggiunto: “Sia ben chiaro, anche le tre che ho detto devono temerci, ma senza di loro abbiamo possibilità di andare al tabellone ad eliminazione diretta a 8 e fare poi un ottimo risultato. Siamo forti, l’Italia ha sempre avuto ottime squadre nel Senior”.
E dopo i Mondiali?
“Entrare nella nuova categoria è molto entusiasmante, ho già organizzato tutta mia stagione di incontri sportivi, sia nazionali che internazionali, voglio darmi da fare. Dopo i Mondiali, ad aprile, andrò ad Alassio per i Campionati Internazionali d’Italia Veterani; dopodiché parteciperò senz’altro a tutti i tornei più importanti d’Italia. Ho già programmato anche qualche attività all’estero, credo che andrò a Parigi e a Barcellona”.
“Da quando ho debuttato negli Over 35 posso dire che ogni 5 anni ringiovanisco, perché passando alla categoria successiva posso tornare a essere il più giovane del gruppo. Quando ne avevo 68-69 non vedevo l’ora di entrare negli Over 70”.
Cosa ne pensa del boom che il tennis ha avuto negli ultimi anni?
“Questi risultati sono stati ottenuti perché, finalmente, la Federazione ha deciso di finanziale i coach privati che hanno giocatori di interesse nazionale. Con questo nuovo metodo di lavoro, i ragazzi non vengono più allontanati dalla loro famiglia, dall’allenatore e dal loro contesto locale; possono quindi continuare a fare una vita normale. Prima invece tutti i giovani ragazzi di talento venivano portati a Riano, fuori Roma, ed estrapolati, di fatto, dalla loro vita quotidiana. Essendo molto giovani, spesso questo sistema era controproducente, perché ai tennisti venivano a meno molte cose a loro care, come i genitori o il coach, che è come un secondo padre. È questo il vero motivo del boom di tennisti di alto livello che abbiamo oggi. In questo modo la Federazione di limita ad osservare gli atleti durante i raduni, lasciandoli in una struttura a loro familiare”.
Dall’alto della sua esperienza, Marco Dedè ha poi precisato: “Chiaramente per continuare con questa ideologia servono i fondi, ma la Federazione Italiana Tennis sta lavorando molto bene in termini di pubblicità e sponsor, in modo da poter raccogliere i soldi necessari a portare avanti questo progetto. Devo dire che negli ultimi anni ho visto un notevole miglioramento all’interno della Federazione. Se prendiamo, per esempio, Sinner, Berrettini o Musetti, io li ho visti crescere professionalmente nei loro ambienti e sono diventati fortissimi. Poi si sa che quando c’è uno che tira il carro, gli altri lo vogliono emulare. È così in ogni sport, basta pensare ad Alberto Tomba o a Novella Calligaris”.
In cosa, secondo lei, il tennis è diverso dagli altri sport?
“È diverso perché un giocatore di tennis vive da solo le sue emozioni e tensioni. Nel tennis bisogna essere matti, ma anche consapevoli di quello che sia ta facendo. È necessario che i tennisti imparino a responsabilizzarsi, ma non troppo, perché in certi casi questo può portare a un blocco davanti alle prime difficoltà. Senza dubbio è uno sport di grande concentrazione, puoi avere il fisico, ma se non hai la testa non sei nessuno”.